giugno 23, 2018
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Ricordo ancora la prima volta che ho visto un Labrador - di Enrica Barlucchi

Ricordo ancora la prima volta che ho visto un labrador. Per la verità non sapevo neanche che fosse un cane di razza: credevo che fosse un bellissimo "bastardone". In ogni caso, il mio ideale di cane. Di lì a poco cominciai ad informarmi, e naturalmente scoprii subito che il grosso cane nero che navigava su una barca a vela in Corsica, nuotando e pescando come se il mare fosse il suo elemento naturale, non era una fortunata e casuale combinazione voluta da madre natura, ma una razza ben definita, con caratteristiche quanto mai affascinanti.
E qui cominciò la mia avventura. Pur non avendo né lo spazio né l'appoggio dei famigliari, (anzi, loro erano totalmente all'oscuro di tutto) ho preso il mio primo Labrador. Come spesso accade, non avevo né le competenze né le informazioni necessarie per fare una scelta oculata. Devo dire che sono stata molto fortunata, perché la mia Thea è un cane sano e forte, nonostante i suoi 10 anni.
  Ancora non avevo idea di quanto largo e spazioso fosse il mondo dei retrievers: Thea si è limitata a correre dietro ad una pallina per tutta la vita, affidandosi con fiducia ed adorazione alla mia abissale ignoranza.
  Naturalmente, piano piano i miei orizzonti si sono allargati e, dopo alcuni anni, ho preso un altro Labrador! In casa l'atmosfera non era così benevola nei miei confronti, anzi ho dovuto imporre pure la seconda arrivata. Con lei ho proceduto con un'educazione ed un addestramento degno di un vero retriever! Un bel giorno ci hanno chiesto di partecipare ad una battuta di caccia. Sinceramente sono sempre stata poco favorevole verso questo tipo di attività, ma, mi sono detta, "ti sei presa dei cani da caccia? Ora non puoi tirarti indietro". Ricordo ancora gli occhi terrorizzati della mia Rose (i miei li posso solo immaginare) mentre mi guardava inorridita di fronte ad un germano reale che le chiedevo di portarmi. Non so chi di noi fosse più a disagio. Lì ho imparato che non tutti i labrador amano la caccia. Rose è un cane meraviglioso per altri aspetti, infatti "lavora" con successo in un istituto per ragazzi disabili.
  Con costernazione palesemente manifestata, mio marito subì l'arrivo di altri cani. Non sentendomi pronta per cani da lavoro, ho indirizzato la mia attenzione su linee da bellezza. Affidandomi questa volta ad allevatori seri e competenti, sono stata un po' coinvolta nelle varie esposizioni. Devo premettere che io sono molto schiva e abbastanza timida e non amo per niente mettermi in mostra. All'inizio, siccome mi dispiaceva dire di no a chi desiderava giustamente che il cane da loro allevato venisse conosciuto e valorizzato, lo facevo presentare da altri.
  Qualcuno si chiederà forse perché facevo una cosa che non mi andava a genio e per la quale dovevo fare una forzatura sul mio carattere. Il motivo è che io amo tutto ciò che riguarda questi cani, che, oltretutto, non si stressano nel ring, semmai si annoiano un po', ma non hanno grossi problemi a seguirci in simili occasioni.
  Alla lunga cominciavo a non essere così felice di vedere il mio cane nel ring con qualcun altro e mi sono convinta che dovevo fare uno sforzo e portarcelo io, oppure smettere.
  Contemporaneamente ho preso coraggio e mi sono avvicinata al mondo del lavoro.
  Quando vedi il tuo cane che freme e trema per l'eccitazione di partire e di portarti trionfante un riportello, o in ogni caso una preda, ti passano quasi tutte le remore e le tendenze Verdi che hai dentro di te. Il suo entusiasmo è il tuo, la sua trepidazione è la tua: siete una squadra affiatata in grado di dare e ricevere soddisfazione e molta gratificazione. Io trovo che ci sia qualcosa di commovente sul fatto che il tuo cane ti fa dono di un qualcosa che ha ottenuto faticosamente e che, diciamocelo, si terrebbe volentieri per sé! Naturalmente un retriever può lavorare tutta la vita solo con i dummies, ma non possiamo negare che abbia un forte istinto per la caccia, e che cacciando realizza pienamente la sua natura. Siccome non ho, ahimé, un grosso senso della competizione, il mio obbiettivo non è solo il field trial. Quello che mi piace sopra ogni cosa è interagire con il mio cane: in campagna, lunghe passeggiate, natura strepitosa, compagnia gradevole di altre persone e dei loro cani. Questo per me è il massimo.
  Io non sono un allevatore, sono solo un'appassionata che se fa una cucciolata, la fa fondamentalmente quando vuole tenere qualcosa per sé. Più conosco gli allevatori seri, e più mi rendo conto di quanto sia difficile e oneroso il percorso di tutela di una razza. Il motivo per cui, da semplice appassionata, vivo in parte il mondo delle esposizioni, delle gare e dei corsi di addestramento (quelli sono la mia passione!) è che amo tutto ciò che è retriever; voglio conoscere il loro mondo e il loro carattere meglio che posso, non per velleità mie personali, ma per la qualità della vita dei miei cani, oltre che per divertirmi! E quello mi riesce molto bene!   Io credo che tutti noi non addetti ai lavori dovremmo fare del nostro meglio per migliorare e tutelare questi cani meravigliosi. Non lasciamo che cani con temperamento ed attitudine vivano nella solitudine di un giardino senza nulla da fare. Che tristezza! Ci sono tante persone che coraggiosamente portano ai field trial o ai working test i loro cani ben sapendo che difficilmente arriveranno ai vertici della classifica, ma lo fanno per divertimento loro e dei loro beniamini. In fondo, non è questo che conta?
  Al di là di una spinta molto "umana" di affermazione e di prestigio, non dimentichiamoci che i raduni, i corsi e le prove nascono per soddisfare un desiderio di aggregazione e di ritrovo tra persone che hanno una grande passione che le unisce: l'amore per i cani.