ottobre 16, 2018
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Maple - di Luisa Ginoulhiac
Ciao Maple,
Mi ricordo quanto ti ho desiderato e quanto ti ho cercato.
Da tempo avevo gia in mente il tuo nome MAPLE LEAF per ricordare la foglia della bandiera canadese. Era in quel paese infatti che avevo conosciuto i golden.
Sono riuscita a trovarti e a raggranellare il gruzzoletto per comprarti con i miei pochi fondi da studente.
Ricordo il viaggio dalla costa azzurra, per portarti a casa, come se fosse ieri. Ti avevo in braccio, eri molto più grossa di quanto mi aspettassi e sapevi di cucciolo. Al momento di accendere il motore hai cercato di divincolarti, poi però ti sei tranquillizzata e hai dormito sui miei piedi fino a Milano.
I miei compagni di appartamento ti hanno accolto con entusiasmo. Ti chiamavano "lunga, resistente, morbida"...come la carta igienica. Ed eri proprio così quando dormivi distesa ai piedi del mio letto.
Abbiamo iniziato a frequentare l'università insieme ed eri talmente brava che i professori ti lasciavano in aula durante le lezioni. Tutta la facoltà ti conosceva, studenti, bidelli e professori.
Per loro eri il "cane giallo". E lì hai imparato a socializzare con tutti i cani e gatti che arrivavano alla clinica universitaria.
A ottobre siamo andati al Mugello. Io e te siamo partite con la R4 della nostra amica Francesca e con la tenda, destinazione villaggio "Mugello verde", per partecipare ad un corso di "astuzia e furbizia" come lo chiamavano i miei amici.
Non conoscevo nessuno e abbiamo piantato la nostra canadese in una zona un po isolata sotto un diluvio universale. Oggi non lo rifarei, ma allora ero più incosciente, e poi avevo il mio cane con me! C'erano tre gattini randagi che venivano a mangiare nella tua ciotola e tu li lasciavi fare. Ho ancora le fotografie.
Là abbiamo rivisto il tuo allevatore, che era uno degli istruttori del corso. Ti ha fatto tanti complimenti ma si è reso conto che avevamo bisogno di qualche consiglio.
A nove mesi eri ancora totalmente selvaggia e la mia impressione è stata che ci guardassero un po dall'alto in basso. In realtà poi tutto è andato bene perché tu hai iniziato subito ad apprendere; quanto mi era piaciuto quel corso.
Da quando siamo tornati a casa ho potuto gradualmente abbandonare il guinzaglio tanto che giravamo per Milano e tutti guardavano come eri ubbidiente.
Quando ho iniziato a lavorare, tutte le mattine ti sedevi sul sedile di fianco al mio e sembrava dicessi, "dove andiamo oggi?" Stavo facendo la gavetta, un periodo difficile e faticoso. Dovevo misurare le mie forze nel mondo del lavoro e in genere venivo mandata da colleghi e fare le urgenze più scomode, come sede o orario o come difficoltà. In un ambiente in cui il veterinario donna era ancora visto con sospetto. Ma il fatto di averti a fianco in qualsiasi momento mi dava coraggio. Sembra assurdo ma è proprio vero.
Dopo un po ero diventata la "veterinaria con il cane", e questo appellativo mi faceva piacere. Sul mio cruscotto avevo messo un adesivo con la faccia di un golden e avevo scritto "in caso di incidente abbiate cura del mio cane".
Per due anni ho fatto l'eremita isolandomi in una casetta in campagna. Ma non mi sono mai sentita sola perché potevo parlare con te e mi sembrava che tu mi capissi più degli esseri umani.
Hai avuto una sola cucciolata ma io ti ho sempre chiamato capostipite del mio allevamento e diciamo che lo sei moralmente perché è da te che è nata la mia passione per i golden.
L'unico altro essere che hai allattato è stata una gattina orfana che avevamo trovato.
Di fatto hai aiutato tante giovani mamme inesperte ad educare i loro cuccioli. Ti piaceva giocare con loro ma non dovevano allargarsi troppo. Tu eri sempre la capobranco e bisognava rispettarti.
Sei stata male, hai avuto una infezione all'utero, proprio mentre io ero in Irlanda ad occuparmi di cavalli e non potevo tornare a casa. Per fortuna avevi tanti amici veterinari che ti volevano bene e ti hanno operato e salvato.
Quando ci siamo trasferite a Treviglio e abbiamo conosciuto Paolo hai saputo conquistare anche lui. Cosa che i cani venuti dopo di te non hanno saputo fare. Tu eri "la Maple" e gli altri erano "i cani" e sei sempre stata l'unica ammessa a dormire con noi.
Poi è nata Marianna e hai assunto l'incarico di baby sitter. Quando mettevo la carrozzina fuori in cortile con la piccola che dormiva, sapevo che ti saresti sdraiata vicino come avevi sempre fatto con tutte le mie cose. Ho smesso di portarti con me e ti ho lasciato un po' in disparte. Ero stata presa un po' dal turbine della cosiddetta cinofilia ufficiale e tu, ormai vecchiotta, non potevi più partecipare.
Ma ogni volta che tornavo a casa tu eri sdraiata davanti al cancello e ti comportavi come se non mi vedessi da un secolo. Hai accettato di buon grado l'arrivo di nuovi cani in casa ed il fatto che io a volte mi occupassi di loro più che di te.
Gli ultimi anni hai giocato tanto con mia figlia. Lei era piccola ed i cani giovani erano un po' irruenti. Tu le rubavi i giocattoli come se fossi un cucciolo e lei te ne faceva di tutti i colori ma io ero tranquilla che tu non avresti reagito. L'ultimo anno hai smesso di venire a fare le passeggiate. Ci accompagnavi fino al cancello e poi ritornavi al tuo posto. Dormivi molto, ma da sdraiata rispondevi sempre con un battito di coda se ti chiamavo.
Sono stata assente anche gli ultimi giorni della tua vita. Sono andata al mare con la famiglia ma tu non sei potuta venire e, quando sono tornata, siamo state insieme solo pochi giorni prima che tu stessi male. Non mi aspettavo una fine così rapida è violenta ma spero tanto di averti evitato il più possibile sofferenze inutili anche se forse mi rimarrà sempre il dubbio di non aver tentato qualcosa di più per allungarti la vita.
Non ti dimenticherò mai.
Ciao
Luisa